guarda che è normale libri mamma

Cambiare vita si può

Alzi la mano chi non ci ha pensato almeno una volta: ora smetto di lavorare ora mollo tutto e sto con i miei bimbi. Ok, chi vive in città può aggiungere alla lista ora prendiamo e andiamo a vivere in campagna (io al mare, grazie).

Per le mamme non è facile. Uscire di casa al mattino e rientrare la sera vuol spesso dire arrivare per fare il bagnetto e cenare. O finire di fare i compiti e cenare. O giocare un po’ e cenare. O guardare un po’ di tv e cenare. Che però vuol anche dire che qualcuno (la mamma) deve pure cucinare, se si vuole cenare. E fatti due conti, il tempo insieme diventa poco. Meno male che c’è il week end.

Ho letto il mio primo ebook. In un momento in cui non riesco a leggere romanzi, ho optato per un libro che mi incuriosiva da tanto ma che in libreria non sempre si trova. Si intitola “La mia mamma sta con me” e l’ha scritto Claudia Porta, bravissima mamma blogger che per me è simbolo del cambiare vita si può. Lei lo ha fatto sia fisicamente, prendi una famiglia che viveva in città e portala in Provenza in mezzo alla lavanda. Sia lavorativamente, prendi una donna che fa compravendita di yacht di lusso e falla vivere di macchina da cucire e blog, a casa con i suoi bimbi.

“La mia mamma sta con me” racconta proprio questo. Dice che è possibile, se lo si vuole, stare a casa con i propri figli, senza smettere di lavorare, coltivando la propria passione, trovando la propria strada. Non dice che è facile. Dice che è possibile. Racconta la sua esperienza, dà consigli utili, informazioni pratiche, fa parlare altre mamme.

Ha davvero senso vivere le proprie giornate con i colleghi  invece che con la propria famiglia? Ognuno si dà la risposta di cui ha bisogno o meglio ancora evita di farsi la domanda, perché spesso la possibilità di scegliere non c’è. Ok riflettere, ma farsi del male per forza anche no.

Quando invece si può, si vuole, scegliere, si incontrano persone come Claudia. Che ce l’ha fatta. E sta a casa. Anche io penso di avercela fatta. Ok, libera professionista lo son sempre stata. Ma anche io ho dovuto fare delle scelte. E lavorare solo al pomeriggio prima, solo al mattino poi, finché lei non torna dall’asilo, è stata una scelta grande. Perché non vuol dire lavorare mezza giornata, vuol dire che magari quello che hai iniziato lo devi finire alla sera quando tutti dormono. Vuol dire concentrare nella metà del tempo la stessa mole di lavoro e quindi magari arrivare in ufficio e non parlare con nessuno perché il tempo per le chiacchiere non ce l’hai (e i liberi professionisti vi assicuro che devono chiacchierare, vivono di chiacchiere, di pubbliche relazioni, i lavori arrivano anche così). Vuol dire correre, correre veloce. Per poi però rallentare, perché al pomeriggio ci sono loro. Vuol dire arrivare a sera che hai lavorato. E hai fatto la mamma. Stanca di testa. E pure di fisico. Ma con loro.

Cambiare vita si può, non è facile, non è sicuro. E non tutti possono permettersi di provare. Spesso il cambiamento arriva per cause di forza maggiore, in pochi lo cercano davvero.

“La mia mamma sta con me” è un libro bellissimo perché può aiutare, chi lo cerca questo cambiamento, a crederlo possibile. E se ci credi, sei già a metà dell’opera.

PS1: Claudia si alza alle sei del mattino per lavorare prima che si alzino i bimbi. E poi riprende di sera/notte. No, non è facile.

PS: Che paura, sono passata agli ebook anche io. E’ davvero l’inizio della fine della carta? No, perché, se ho ceduto pure io è grave. (Ovviamente il Kindle me l’ha regalato il marito tecnologico, se no aspetta e spera)

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Comments (15)

  1. ecco, un po’ dipende anche dal percorso di studi che c’è a monte. Io faccio l’informatico. Ho studiato da informatico. Già informatico e donna nella stessa frase stonano. Informatico, donna e libero professionista si può benissimo leggere come “disoccupata”.
    Soprattutto in questo periodo.
    Ecco, diciamo che di lasciare l’informatica per fare altro mi manca il coraggio (e comunque “altro” non credo mi farebbe pagare il mutuo, sigh)

    E no, non è l’inizio della fine della carta, il al kindle non ho intenzione di cedere 😉

  2. 🙂
    in questo periodo è difficile fare tutto mi sa.
    comunque il libro di claudia parla dell’altro. non del lavoro che deriva dal percorso di studi. lei per esempio si è ritrovata a decidere di cambiare dopo la nascita del primo bimbo e, stando a casa, i mei tai che aveva iniziato a confezionare hanno iniziato a essere richiesti via web etc etc. Semplicemente dice che via web oggi è possibile. ripeto, non facile, ma possibile.

  3. Ciao Silvia! Eccomi, presente all’appello! Non ho (ancora) letto il libro di Claudia Porta, anche se ne ne ho già sentito parlare, penso lo farò a patto di trovarlo “di carta” 😉
    Il tema é di quelli tosti, in generale, figurati poi per me di questi tempi. Io non ho ancora trovato LE RISPOSTE, spero prima o poi accadrà, se no rischio di diventare una madre disadattata e ciò, naturalmente, non é bene per nessuno. Diciamo che grazie all’anno sabbatico sto iniziando a farmi un’idea di quelli che potrebbero essere i ritmi “ideali” per me nella gestione figlio, famiglia, lavoro, vita “mia”, ecc. Ho anche capito che al momento é difficilissimo riuscire a far quadrare una cosa del genere, perché dipende soprattutto da che lavoro fai, o potresti fare, da quanto puoi permetterti di NON guadagnare e di non dormire di notte…. Ma, in fondo, credo anch’io che la cosa, con qualche intervento miracoloso, possa essere possibile. Se no sarei già stata alla totale disperazione 🙁
    E poi, sì, voto anch’io per il mare….sempre e per sempre!

  4. Penso che oltre alla volontà, al coraggio e alle capacità, dipenda molto dalla base economica che hai. Se sei povero in canna e lavori come una matta per sopravvivere è più difficile affrontare certi cambiamenti. Scusate ma mi fanno arrabbiare i blog per mamme lavoratrici in cui vengono contemplate le mamme in carriera o che comuque che lavorono per dare un tenore di vita migliore alla famiglia o che lavorano per passione e per realizzarsu. Esiste un esercito di mamme che lavora perché altrimenti non si mangia e non si paga il mutuo. Mamme che fanno lavori di cacca tuttaltro che realizzanti. Mamme così non possono stare nemmeno un mese senza stipendio e non possono abbandonare una casa con un mutuo immenso da pagare (che ha rivenderla non ti lascia nulla). Io quando sento di conoscenti che non lavorano e alla fine vado a chiedere come fanno trovo sempre una marito che guadagna benone, o dei nonni che aiutano parecchio o alla peggio una bella casa di proprietà comprata dai nonni almeno al 50%. Lo so, la mia è tutta invidia. Scusate lo sfogo 🙂

    1. no no, lo sfogo va benissimo. hai ragione tu. Infatti spesso non si può neanche pensare (l’ho scritto, giuro!) Ma in quell’esercito di mamme di sicuro ci sono anche sogni nascosti. Non dico di mollare il lavoro, nel libro che cito ci sono anche storie di mamme che il loro primo lavoro lo hanno tenuto e hanno deciso di inseguire un po’ il loro sogno (facendo ancora più fatica, lavorando di notte) con la speranza che poi il sogno diventi realtà. Perchè se il sogno inizia a pagare, allora il lavoro duro e che non piace si può lasciare. Claudia racconta che a un certo punto suo marito aveva perso il lavoro e lì si è dovuta buttare a capofitto nel suo “nuovo” lavoro per cercare di portare a casa i soldi necessari. Quello che prima era solo un hobby doveva diventare lavoro. Ci sono storie che vale la pena di conoscere solo perché aiutano a farci credere che sia davvero possibile cambiare. Non sempre è possibile. In questo la libera professione aiuta. Con la metà delle ore puoi comunque guadagnare la stessa cifra (come dicevo sopra, correndo il triplo e lavorando di sera), ma i conti di fine mese rimangono uguali. Ovvio che il lavoro dipendente non è per niente così. Ma non voleva essere un post che contempla le mamme in carriera, anzi, voleva essere un incoraggiamento per chi si alza al mattino e ha il vomito perchè deve andare a fare un lavoro che non piace. Per di più fuori casa. Il libro di claudia aiuta a pensare che si possa non vomitare (e con questa meravigliosa metafora che poteva venirmi anche meglio, ti abbraccio) 😉

    2. Jane, comprendo assolutamente il tuo punto di vista. Come diceva Silvia, anche noi non potevamo permetterci di rinunciare allo stipendio. Eppure è successo. Mio marito ha perso il lavoro e per tre mesi non abbiamo avuto nessuna entrata. E’ stata dura. Durissima. Ma dalle “ceneri” di quel periodo difficile è nata quella che è oggi la nostra vita, nella quale io ho creato il mio lavoro. Un lavoro che non avrei mai immaginato di poter fare (anche perché, fino a qualche anno fa, nemmeno esisteva). Non ho nessuna sicurezza per il domani ma lavoro sodo ogni giorno sperando raggiungere una certa stabilità (che è ancora un lontano miraggio).

      1. Qualcuno scomoderebbe il vecchio proverbio per cui “se si chiude una porta si aprirà un portone”. È molto bello crederci sempre e non scoraggiarsi, io – per carattere – non sempre ci riesco e realizzo solo dopo, col senno del poi… mettendo insieme i famosi puntini.

  5. ciao io ho due bambine di 3 e 6 anni. ho avuto il part time con la prima al rientro dalla maternità (lavoravo in un’altra azienda) e non l’ho avuto con la seconda nell’azienda dove ora lavoro. avere il part time è un sogno. alle 4 ero davanti all’asilo. felice. soddisfatta (perchè avevo avuto la mia parte di giornata sociale, dove mi ero espressa, avevo condiviso tempo con adulti che ci stà proprio tanto a maggior ragione con bimbi piccoli…). prendevo la mia bimba e me la godevo al 100%. potevo portarla al parco, a un corso di qualcosa, portarla a casa e disegnare per ore con lei….insomma insieme abbiamo passato pomeriggi magnifici.
    con la seconda niente. dove lavoro adesso il part time non è concesso. a nessuna mamma. e siamo tante, la maggior parte. ho lottato due anni. ho sperato per due anni. sempre con le buone maniere. la mia azienda mi dà tanta flessibilità come orario di entrata (della serie non devo “timbrare” alle 9…) e il mio capo mi capisce e mi concede tutti i permessi di cui ho bisogno. l’ambiente è bello. il lavoro mi piace molto. che dire? non sono riuscita a fare altre lotte. e nemmeno ho rinunciato al lavoro… nel frattempo la mia piccolina è cresciuta. e io con lei ho passato pochissimi pomeriggi. davvero molto pochi. ho pianto tanto. ho avuto tanti sensi di colpa….tanta rabbia…..ora lei ha 3 anni. inizia a giocare con le amichette e la sorella più grande. la grande “preferisce” giocare con le amichette che con me (anche se vedo che è sempre felice di vedermi e passare tempo con me). ora soffro meno. molto meno. le vedo serene. sono a scuola fino alle 4, 4.30 poi hanno le loro attività. una brava babysitter. e io fino alle 6 mi dedico al lavoro (che continua a piacermi). arrivo a casa stanca ma sicuramente meno che se stessi a casa tutto il giorno (non sono capace di star ferma….e la solitudine mi peserebbe troppo…e dovrei rinunciare alla colf e fare i mestieri io….no no). insomma ora ho uno pseudo equilibrio. ma che fatica e sofferenza arrivarci. e quante rinunce. credo che nei prossimi anni questa scelta che ho fatto mi darà altre soddisfazioni. sono comunque convinta che i primi anni di vita sia bellissimo poter lavorare da casa…per cui se riuscite….se avete idee fatelo…. 🙂 ciao
    Simona

    1. la grande verità è che alla fine se la mamma trova l’equilibrio il tempo insieme alla mamma diventa di qualità. meglio un’ora con mamma felice e in equlibrio che 24 con mamma scontenta. è trovare l’equilibrio la cosa difficile. quindi tienitelo stretto sto pseudo. 😉

  6. è un libro che voglio leggere.
    Io l’ho fatto, mollare tutto e seguire i figli, perché ne avevo la possibilità.
    Poi, non ho fatto altro di me stessa. Sarò scema?! servono spunti.

    1. niente. vorrei essere seria, risponderti bene. ma quando tu scrivi, io rido.
      ci provo. il libro è utile. ma non dà idee. ti consiglia, per qualcosa che però hai già in testa. pensa pensa.

  7. Questo libro lo devo assolutamente leggere, magari trovo ispirazione!!
    Ho un bimbo di 6 mesi e tra poco meno di un mese dovrò rientrare al lavoro e al solo pensiero mi viene da piangere.
    Non sapete quante volte l’ ho pensato “mollo tutto e sto con lui” ma non è facile nel momento di crisi che stiamo vivendo.
    Comunque noi donne siamo penalizzate,avremmo tutte diritto al part time per goderci i nostri figli,perchè certi momenti non tornanp piu!!!

    1. il pensiero del mollo tutto poi tra qualche mese passa, te lo giuro. e sarai anche felice di essere tornata a lavorare (be’, almeno spero). ma di certo le mille ore fuori casa non possono non pesare. e la buona via di mezzo sarebbe l’ideale, come dici tu. perché sì, passa troppo in fretta.