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i libri degli altri

Vivi

Il primo libro non italiano, da tanto. Non ho mai saputo resistere ai casi editoriali.

Mi sembrava ok per una vacanza in Spagna. Anche se non sono in quella Spagna lì.

Non ero più abituata alla costruzione del romanzo perfetto dove impari a conoscere poco alla volta ogni personaggio e scopri gli intrecci e gli incroci poco a poco. E ti chiedi dove andrà a parare. E scopri a metà che hai voglia di finirlo, non solo per la trama, ma anche perché libri così non sei più abituata a leggerli e ti accorgi di preferire comunque ancora per un po’ quelli in prima persona, più intimi, dove magari succedono meno cose, ma entri nella testa di chi scrive. E questo no, non è così. Eppure. Eppure arrivi a metà ed è chiaro che a un certo punto ti tirerà fuori l’emozione. La prepara. La fa salire. E tu sai che te la vuoi gustare. E non te ne accorgi ma sei dentro alla storia. Anzi la Storia, perché c’è anche un bel ritratto di lotte e racconti che vale la pena conoscere.

Non sono più abituata ai romanzi così. Ma quando nell’ultima pagina di un libro singhiozzi, allora è il romanzo giusto.

(C’è tanta vita qui dentro. Anche di vita sprecata. E con la notizia che ho in testa da ieri e che non si stacca forse ricordarsi di godersela tutta, una volta in più, male non fa. Anche se è scontata. Ciao Miriam)

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