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Arrivata al sabato

Arrivata al sabato è fatta. Arrivata al sabato c’è il sole e si può andare a pranzo sul mare. Dove aspetti magari due ore, ma c’è il profumo del sale. Arrivata al sabato si sente la stanchezza. Ma anche l’emozione. Perché finisce il lavoro ma entra in gioco la gara e, da sempre per me, ogni gara ha un pezzo che mi si appiccica al cuore. Dai controventi ai gradi di separazione vietati e essenziali. E mi piacerebbe non sentirle così forti dentro la pancia, ma credo sia quella cosa che il mio lavoro (per fortuna o purtroppo) si mescola alla passione. Quel se fai quello che ti piace non ti sembra di lavorare. E allora mi innamoro delle note. Sette giorni con la stessa colonna sonora. Arrivata al sabato la testa inizia a tornare a casa anche se questa volta non si è mai staccata davvero, colpa della schiena (che sta meglio qui e allora mi chiedo quanta fatica faccio nella mia vita normale), colpa di quel che ho lasciato lì. La settimana in arrivo già pesa. Ma gli abbracci del ritorno danno il senso allo scoppio della bolla di questa settimana. Una bolla in cui c’è solo la musica. Di sorrisi, di lacrime, di chiacchiere e messaggi a tutte le ore. Arrivata al sabato si fa la valigia in attesa della sera, quando la notte finirà di mattina e una volta all’anno va bene così. Arrivata al sabato porto a casa nuove scoperte, artisti belli che non conoscevo e che si meritano tanto, artisti belli che già conoscevo e che si meritano tutto.

Il mio podio ideale è uguale dal giorno uno. Non so come finirà, perché quest’anno il gusto si mescola anche al rispetto. Ma so cosa ascolterò da domani in playlist per ricordare questa settimana. Perché come alla fine di ogni viaggio, quel che resta a tener vivo il ricordo, sono solo le canzoni.

Grazie Sanremo. E anche grazie signor Claudio Baglioni. Che quest’anno non ci credevo tanto, ammettiamolo.

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