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Quanto sei bella Roma, tra le scelte di una mamma

Roma è bellissima. La prima volta l’ho vista con mio papà. Avevo credo 16 anni. Forse 17. Lui per lavoro. Io ad accompagnarlo. Lì me ne sono innamorata.

Ci torno sempre volentieri. Anche se questa volta un po’ di crisi pre partenza l’ho vissuta.

Perché tutto è iniziato così.

La settimana di mare è finita prima, perché chiamata per il Wind Summer Festival, in veste di giurata. A votare i giovani in gara, insieme ai big e altri 4 colleghi. La musica che vota la musica. Che è uno slogan bellissimo.

Nella vita si può sempre dire no e io sono andata in tilt prima di dire sì, perché la settimana con i miei due coinquilini alti un metro e venti l’aspettavo da tanto. Tantissimo. Son diventati tre giorni perché era effettivamente giusto dire sì. E per fortuna ho in casa chi mi dice “Vai, e vai tranquilla”. E colleghi sinceri che mi dicono “Vai, e vai tranquilla”.

Per il senso di colpa verso i due bassi, come insegna Maria Montessori in uno dei suoi libri più famosi, SE NON SBAGLIO, ho comprato regali (lo spinner che si illumina al buio per la precisione, se sei mamma anche tu, sai che ho vinto tutto).

Questa mattina ho puntato la sveglia alle sei. E son tornata.

È andata bene. Sono stata felice che qualcuno abbia pensato di chiamarmi. È la prima volta. Magari non è niente per molti, ma per me è segno che qualcosa di buono in questi anni lo sto combinando. È stato divertente. Come sempre quando mi trovo ad aver attorno solo musica. Un po’ di più perché con il tempo di fare due chiacchiere che non sono solo un’intervista. È stato anche difficile perché un conto è votare quando hai di fronte superbig del mondo musicale e insomma il tuo voto non è che faccia la differenza, un conto è qui, quando chi è sul palco ce la mette tutta, non è ancora il più venduto del mercato, ha solo da guadagnarne… e tu devi scrivere il suo nome o quello di un altro su un foglio, decidendo che sì, preferisci lui. Ma poi perché? Talento? Ti è piaciuta di più la canzone? Storia? Ha più possibilità di vendere dischi? Ha mosso emozioni? Ha interpretato meglio? Tutti questi fattori che non pensavo avrei considerato (le canzoni erano note, le mie preferite le avevo già) invece si sono accavallate mentre guardavo le esibizioni. E quindi ho anche dato il giusto peso a quel voto. Che tanto non è servito a nulla, ah ah, ma questa è un’altra storia. Ho sentito che ci stavo pensando davvero.

E quindi niente, questa cosa dell’essere seduta a ‘votare’ mi è piaciuta. Mi è piaciuta tanto. Un collega che stimo non si è accorto ma mi ha fatto il complimento più bello di questi quattro giorni, all’inizio della prima puntata: «Ha molto senso che tu sia qui». E lo ringrazio. Perché per fortuna in questo ambiente mi sento sempre a casa, a modo mio, ma la sindrome dell’impostore, quando capitano cose belle non previste, è sempre dietro l’angolo. Non sentirsi sempre adeguata fa parte del mio pacchetto personale. E lui invece è riuscito a svoltarmi l’umore. E quindi grazie. In quel momento mi è passato anche il disagio di aver riportato a casa i miei figli e di aver lasciato il mare. Da quel momento sono stata bene.
Roma rimane bellissima. Porto a casa qualche foto, un caldo pazzesco. E, SOPRATTUTTO, i tassisti nel cuore (interno notte. gradi esterni 25, gradi interni probabilmente 15. “Scusi può abbassare l’aria condizionata?” pausa di silenzio. “No. Fa caldo. Che devo sta a piglià er caldo io?”).
Ben tornata a Milano.
Qualche foto a caso:

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