guarda che è normale libri mamma

Più che social, socievole

Sto lavorando tanto. Ormai da tanto. A ogni inizio mese penso alle scadenze e mi dico che “su, ancora un ultimo sforzo, consegno questo, e poi rallento” e magicamente arriva qualcosa di nuovo (per magicamente si intende che me le cerco. E quando poi mi dicono ok penso anche a chi me l’abbia fatto fare di proporlo, visto che non ho più tempo e spazio e forze. Ma è tutto bellissimo. E mi piace farlo. E allora resisto, sono contentissima, scrivo di quel che mi piace e la stanchezza la combatto solo perché cavolo, arriva tutto ora ma è quello che volevo, mica posso dire di no (no? mah). Se no probabilmente sarei già collassata. Ma è evidente che ho bisogno di vacanza. Mi basterebbero tre giorni. Tre giorni al mare da qui ad agosto li tirerò fuori. Ho bisogno di partire senza computer e non pensare per un po’. Non mi sembra impossibile. Non c’è niente di impossibile, ho capito anche questo. Non voglio tirare in ballo leggi dell’attrazione o poteri strani di chissacchè. Ma quando vuoi davvero una cosa credo che arrivi. Quando vuoi davvero una cosa la fai. Sicuramente a discapito di qualcos’altro. Ma tutto arriva. Tutto è possibile. Se mi avessero detto qualche mese fa che avrei preso la macchina e sarei partita di domenica mattina, decidendolo dopo colazione, destinazione mare, da sola, con loro due, avrei riso. Figurati, impossibile. Io in macchina con un neanche duenne e una quattrenne in autostrada, per poi andare sulla sabbia con uno che corre da una parte e uno dall’altra? Risata. Grassa. Tenendo le mani sulla pancia per tanto mi fa male.

E invece.

Domenica mattina, con quella bella dose di nervosismo che ogni tanto mi contraddistingue e mi fa odiare un po’ tutto il mondo, ho guardato la Patata annoiata con la sua brioche in bocca e le ho chiesto “Ti va se andiamo al mare?”. Era praticamente già in costume.

Siam saliti in macchina, abbiamo trovato un sacco di traffico, ma il morale della truppa era alto e a suon di evvivaaa a ogni galleria, siamo arrivati a Varazze, trovando i parcheggi e le spiagge completamente sold out. Ma abbiamo comunque parcheggiato, male, dopo tre giri della città, sperando di non prendere la multa (e forse non l’abbiamo presa), intenerito la capa dello stabilimento che credo ci abbia subaffittato un ombrellone di qualcun altro (ma quel che conta è che ci abbia fatto entrare) e trascorso una giornata bellissima a bordo acqua. O meglio, io e lui a bordo acqua. Lei dentro. Con un’amichetta trovata lì, con cui ha subito attaccato bottone. Io, per non essere da meno, l’ho subito attaccato con sua madre. Venendo anche guardata un po’ male, del tipo “ma questa che vuole?”, ma poi accettata e anzi, quasi adottata. Mentre la Patata pesce giocava con la figlia e lei, sua madre, sua sorella e tutti i mariti e parenti, la guardavano, io rincorrevo il piccolo Lion dietro a qualsiasi pallone nell’arco visibile di cento metri. Se vede una palla, lui va. È ovvio che da sola sola non sarebbe stato facile. Ma ho attaccato bottone. E trovato alleati nella gestione dei due. Insomma, il succo è: attacchiamo bottone. Nessuno ha più voglia di chiacchierare, pare. Ma poi quando inizi, ti vengono dietro. Dal vivo, come sui social. Non importa. Tutti a sparar contro a ‘sti social che stanno uccidendo le relazioni. Sarà, io ne sto facendo di bellissime. Quelle virtuali diventano reali. Parlo online e parlo in riva al mare e il risultato è che porto a casa relazioni, da tutte e due le parti. E a volte, come questa, anche grandi aiuti. Su tutto ‘sto concetto di quanto sia importante creare relazioni ne ha scritto un libro Domitilla Ferrari e lo spiega molto meglio di me, lei lo chiama networking e lo usa anche per lavoro, io lo chiamo fare amicizia. E lo uso anche per lavoro. Nella vita reale, con i bambini. Online ridendo anche tanto.

Sono una persona timida. Lo sono sempre stata. Ma credo da sempre nella socialità. E se son da sola, parlo anche con i muri. E nei periodi di ultra lavoro, un muro non solo da fissare, mentre pensi alla nuova riga da scrivere, tanto male non fa.

 

Quindi, piccolo aggiornamento, che vale come giustificazione “scusi prof, ecco perché non scrivo”:

È uscito questo libro. È il primo non ufficiale della band che sta facendo strillettare le ragazzine, tra directioner e non. È stato divertentissimo scriverlo, è il mio piedino che entra nella porta di Mondadori libri e tiene la porta aperta, non ditelo a nessuno, ma lì ci voglio proprio stare: a proporre, scrivere e fare libri.

Qui è dove sto scrivendo il secondo volume per BaoPublishing. Che parla di amicizia. E anche questa volta è quasi terapeutico. Nel frattempo il primo lo abbiamo portato al temporary store di via Solferino che è lì ancora per un po’. Andateci.

Qui è dove tutti i giorni o quasi devo mettere un articolo, a parlare di cose di mamma, come piace a me.

Qui è dove voglio comprare un carica batteria portatile perché sono tanto in giro e faccio interviste lunghe e bellissime per un altro libro che devo consegnare a giugno. Fine giugno. Ma l’iphone non ce la fa. Non vi metto la foto del carica batteria, ma la mia amica dice che quello della Sony funziona bene.

Qui è dove vado alla presentazione del bel libro di Fausto Vitaliano e incontro Tito Faraci e mi scuso se gli sto mandando pochissime tavole di fumetto di Topolino, che lui le aspetta e io ne dovrei fare molte. Ma il direttore di Topolino lo sa. (E l’illustrazione della copertina del libro comunque l’ha fatta Alessandro Baronciani, che è bravo, ma non serve che ve lo dica io)

Qui è con chi andrò il 10 giugno alle 1830 alla Feltrinelli di corso Buenos Aires a Milano. Dove magari venite anche voi, che lei presenta il suo libro. Bellissimo. (Dopodiché scappo alla pizzata di classe, che se non sovrappongo cose non son contenta /dannazione/)

Qui è dove ho iniziato a lavorare con una bravissima disegnatrice per un nuovo progetto Disney top secret e quindi non ci sono foto e neanche link.

Qui è dove faccio libri divertenti per Disney con le mie preferite.

Qui è dove vado a Roma da Fanucci che mi dice che domani mi manda il libro che lunedì va in stampa (cioè ho due giorni per rileggerlo? Durante il week end? #davero? A posto.) Comunque quella qui sotto è la bozza della cover, salutiamola.

Bozza di copertina. Salutiamola.

Qui è dove vado in via Mecenate prima della finale di The Voice a fare interviste belle.

E qui infine (o quasi) è dove faccio il selfie della vita. E se potessi mettere un video vi farei vedere che ha suonato il piano per me, per noi in realtà, ma preferisco dire per me 🙂

E qui infine (davvero) è dove dico che poi il resto del tempo, quando non sto lavorando, lo passo con loro, tra feste di compleanno, pomeriggi in cortile o serate stanche. Cercando di tenere il telefono lontano e la testa staccata. Non sempre riuscendoci, ma abbastanza provandoci. Magari tra qualche giorno torniamo anche al mare.

Insomma, solo per dire che non mi sono stufata di scrivere qui. Ma non sempre riesco.

 

 

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