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Bisogna guardare i raggi di sole

Il sole è nel cielo di nuovo. Brindiamo. Non me lo ricordavo più.

Buttiamo i piumini (ok, non esageriamo, ma l’intenzione c’è) e corriamo nei prati (ok, sono ancora pieni di fango perché ha smesso da poco di piovere, ma ci siamo capite, no?).

Forse ce l’abbiamo fatta anche quest’anno, forse l’inverno è finito. E fa niente se il meteo minaccia pioggia di nuovo (chedumaroni), fa niente se tornerà ancora un po’ di freddino (cioè son stufa, ma ci siamo capite di nuovo), il peggio sembra passato e la primavera è alle porte.

«Guarda Lion, si può stare anche all’aria aperta, ci credi? La mamma non se lo ricordava più». Quel poveretto è chiuso in casa da mesi e nei suoi otto di vita, è più stufo lui di me.

Sabato siamo andati in altalena. Sì, anche lui. Che lei, appena la mettevi su strillava (e ha strillato fino ai due anni e mezzo, perdire). Lui ha riso, ma riso come quei filmati di youtube dove ti viene da sghignazzare al secondo numero due da tanto è sguaiata e di pancia la risata del nano di turno. Lei lo ha spinto. Ovviamente come solo una treenne può fare. Eppure lui ha continuato a ridere (be’, ma lui ride pure se lei gli salta addosso con un salto carpiato, atterrandogli sulla pancia di ginocchio, quindi forse non fa testo).

Ciao grigio. Ciao freddo. Ciao inverno.

E quando dico ciao intendo altro, ma non posso scriverlo su un blog.

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