guarda che è normale mamma

E ora mancano gli ormoni

Sabato abbiam fatto la prima passeggiata in quattro, la prima con papà. A cercare di riappropiarci di una situazione di normalità dove, insieme, si può di nuovo passeggiare, andare in giro, essere una famiglia mobile. E’ andata abbastanza bene, ma alla sera qualche dolorino c’era. Forse provocato anche dalla stanchezza di dover gestire una Patata sulla sua pedana nuova di zecca, che funziona benissimo, ma che nessuno mi aveva spiegato che se decide di impuntarsi e fare una delle sue scene plateali, non la puoi legare. Te la devi portare in braccio. Argh. Buono a sapersi, in quattro, d’ora in poi, usciamo con il passeggino.

Oggi ho camminato di nuovo. Ho portato la Patata gigante al nido a piedi. E sto bene. Forse sto tornando normale. Forse posso dire addio alla macchina.

Mancano solo gli ormoni e poi tutto sarà come prima (ok, o quasi, c’è un affarino in più in giro per casa). Sta arrivando la malinconia, stanno arrivando le lacrime senza senso, sta arrivando quel senso di tristezza che in alcune ore del giorno si appropria di te e della tua testa. Son momenti. E son gli ormoni. Son tranquilla. Durano qualche tempo, e poi se ne vanno. Un po’ mi piace pure, lo confesso, viverli questi momenti. Dove mi basta pensare ad alcune sensazioni provate in ospedale o in questi giorni a casa, per bagnare gli occhi. Sono da sempre una che la sua malinconia se la vive fino in fondo. Però, anche basta. A questo giro mi annoio prima di tutto. La quarantaduesima poppata giornaliera mi annoia, con la Patata arrivavo tranqulllamente alla quarantatreesima senza fare una piega ;). Avrei già voglia di ritmi lunghi, notte intere, abitudini. Ma so che non si può e va bene così. Quel che mi consola è che anche con la Patata piangevo. E scrivevo così:

Eccole lì, verso le sei di sera, minuto più minuto meno, calde lacrime che rigavano la guancia. Potevano arrivare perché in radio passava la canzone che facevo ascoltare alla Patata dentro la pancia solo la settimana prima. Oppure una frase del papà detta con affetto. O una frase del papà detta con tono normale che per me era «Ecco, sei arrabbiato, ma io, ma tu, ma lei». Oppure un pensiero ai giorni passati in ospedale, così belli, così intimi, così noi. Oppure l’acqua della pasta che ancora non bolliva. Un po’ tutto insomma. I primi giorni ho pensato di essere sensibile. Poi ho capito che doveva essere una cosa ormonale, tipo ciclicamente giornaliera. Piango sempre alla stessa ora? O ho le cose che mi commuovono si son messe d’accordo per sbucare sempre al tramonto o più probabilmente sono gli ormoni. No?

Rileggo e quindi so che è normale sentirmi così. Mi resta da capire quanto mi manca il papà (la risposta è: tanto), che al primo giro, complici le vacanze di Natale era sempre con noi, a questo giro dobbiamo aspettare le ferie di agosto e io non vedo l’ora. Sono un po’ più sola dell’altra volta, ma ho anche le spalle più larghe. E anche più ironiche. Per esempio, so che basta mettere questa canzone per piangere. Ma io dico, i Modà??? L’altra volta era Elisa con i Negramaro. Vedo che le gravidanze mi fan comunque prediligere il repertorio pop italiano (e Tiziano non manca mai). Basta saperlo. E io so che le lacrime passeranno. E forse mi mancheranno pure loro. Buon pianto.

 

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