guarda che pancia

La pancia di una freelance

Quando hai una pancia e sei una mamma che lavora, a un certo punto (firulì, firulà), inizi a desiderare ardentemente quel periodo della vita chiamato “maternità”. Solitamente è quando il davanti inizia a pesare più del dietro. Quando in metropolitana iniziano ad alzarsi, quando pedalare inizia a diventare impossibile. Quando hai un arretrato di serie televisive che esigono una pausa da tutto il resto nella vita (sì, la tua prima figlia al mattino andrà al nido).

Esistono due tipi di pensieri. Il pensiero della mamma assunta che segna sul calendario con una X i giorni che passano per arrivare alla fatidica data del “ciao ufficio, ci rivediamo come minimo tra cinque mesi, ma su dai, anche un po’ di più”. E c’è quello della mamma freelance. Il mio. “Chissà se lo ritrovo il lavoro quando torno”. Senza neanche essere troppo certa dei mesi che farò davvero a casa, spaparanzata (mai parola fu più corretta), senza il computer sotto alle mani.

Al primo giro sono stata a casa a dicembre. Tipo il 4. Lei doveva nascere il 30. E’ nata il 18. Qualche pagina a febbraio e marzo l’ho dovuta scrivere. Ad aprile ero già in ufficio (ok, tre pomeriggi a settimana, ma sfido qualsiasi neomamma ad andarci volentieri, con tutti i pro di quanto possa avermi fatto bene rientrare gradualmente, staccandomi gradualmente, rinserendomi in un mondo adulto così presto. Ve lo giuro, ogni volta era innaturale, solo così posso definirlo).

Le mamme assunte non lo sanno. Non sanno che cosa vuol dire l’incertezza di perdere pezzi, lavori, colpi. Non sanno cosa vuol dire guardare le mail con accanto un affarino di due settimane che se la dorme beato. Non sanno cosa vuol dire andare a una riunione allattando davanti ai tuoi capi, perché sta entrando un lavoro e vorremmo lo seguissi tu. E tu cosa fai? Dici di no? Ci vai e ti porti il foulard). Ok, qui potremmo aprire un altro capitolo, imparare a dire di no non sarebbe male. Ma quando fai la freelance il no esce abbastanza spesso dal vocabolario. Non sanno che tu, per “segnare il territorio” anche durante la tua assenza, ti porti avanti con il lavoro a più non posso e, invece di rallentare in proporzione alla tua pancia che cresce, lavori il triplo, tra vecchi e nuovi progetti. Non sanno che la tua maternità sarà calcolata in base a percentuali sui tuoi guadagni di anni prima, che speriamo di aver lavorato tanto eh! (ma che se è l’inps che lo calcola il tanto te lo puoi anche sognare!). Non sanno che nel mio caso, che non è più l’inps, me lo calcolano sul reddito di due anni fa. E tò, due anni fa ero in maternità e “signora in effetti il reddito è più basso di quello del 2009 e anche del 2011”. Che culo.

Non sanno che io le invidio. Perchè staccare serenamente è un privilegio.

Questa volta mi sono ripromessa di stare a casa un po’ di più. Di prendermi il tempo che mi spetta. E forse che mi merito.

Mi viene già da ridere…

PS: La mamma freelance si consola così: da quando è mamma lavora mezza giornata. E la sera, dopo che lei è andata a dormire. L’altra metà giornata sta con lei. E fa la mamma. E le assunte non le invidia più.

PS off topic: Sabato pioveva. Sabato ho comprato la casetta #sapevatelo

 

 

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Comments (24)

  1. ehm, non è mica detto che quando torni trovi il lavoro che hai lasciato. Trovi il posto, mica il lavoro (e non è lo stesso). Io al rientro dalla maternità a parte che mi son sentita dire che i 5 anni lavorati precedentemente li mettevo allegramente tra i perduti al fine della maturazione dell’aumento (che prima della maternità non avevo avuto e dopo ho dovuto ricominciare a contare da zero, ora sto di nuovo a 5, ma ancora cicciafritta) ho passato 2 mesi a cercarmi cose da fare perchè stare qui a guardar nel vuoto 6 e poi 8 ore col pensiero della bambina a casa mi faceva diventare matta.
    Ecco, forse lo stipendio si, te lo ritrovi. Ma i soldi non sono mica tutto (pure se aiutano eh, non scherziamo, la sicurezza dello stipendio è quello che fa una maternità serena, probabilmente).
    Io avrei rinunciato felicemente a parte dello stipendio per fare la mamma non solo nei ritagli di tempo e avere i pomeriggi liberi, ma non c’è stato modo. O tutto o niente m’han detto. E niente non si può.

    1. Lo so, lo so. Entrambe le parti hanno i pro e i contro. Lo so. E forse a un freelance va anche meglio dopo, perchè non avendo il suo posto fisso, se lo riconquista in altri modi. A me quanto meno poi è andata molto meglio di quanto temessi. L’altra volta. Ma l’incertezza dello stipendio, di quello che lasci e non sai se ritrovi, rimane. Nonostante tutto.

  2. Come ti capisco…quanta invidia ho avuto, sia con la prima che con la seconda pancia!
    Ci sono plus in entrambe le situazioni anche sei io, tutte le volte che mi prendeva il pensiero ‘invidioso’ ho rifocalizzato sempre sul …martedì pomeriggio che tengo per il nuoto di gabri, o il venerdì per la palestra mattutina, o quelle pause pranzo in cui riesco ad andare a prenderlo all’asilo e allora la mia quattordicesima ce l’ho ogni settimana!!!
    ..e poi diciamocelo, ‘Privilegiate’ noi donne, lo siamo a prescindere!
    =)

    1. Assolutamente non credo farei a cambio. Sono una mamma che la porta e la va a prendere e tutti i giorni ho scelto di stare con lei. é un grande privilegio. Ma in questi mesi di panza… Oh, come le invidio. 🙂

  3. Gia’ vero…trovi il posto si’,ma non piu’ nell’ufficio da dove lavoravi da 6 anni,ma in un altro che si occupa di altro e in parte del tuo..dove la mattina sei con un’altra ragazza,ma il pomeriggio da sola e ti fanno passare pure per cretina!!! Qsto mi dicono nn appena mi scadono i 5 mesi di maternita’ obbligatoria e poi “sai soldi in piu’ che ti davo per il lavoro in piu’ che facevi?” Ecco non li avrai piu’… ed io che ero tornata a colloquio col mio capo per prendere il lavoro da fare a casa durante la maternita’ facoltativa.Ed io che speravo nella medaglia..ah ah ah…e cosi’ mi sono rovinata tutti i successivi mesi a casa a mangiarmi il fegato e a darmi della cretina per aver lavorato fino a 20 giorni prima di partorire…Poi dopo una lunga “battaglia” sono riuscita a nn farmi spostare (si’ ma che fatica,quanti nervi e notti in bianco..nn mi bastavano di gia’ quelle che mi faceva fare mio figlio!!!),ma tutto e’ cambiato,soprattutto dentro di me…quindi se mai faro’ un altri figlio col “piffero” che lavorero’ fino all’ultimo e soprattutto col piffero che lavorero’ da casa prima di rientrare definitivamente..poi chissa’ dove anche perche’ si sa la storia e’ sempre quella!!! Certo per fortuna il lavoro c’e’ e anche lo stipendio (anche se nn piu’ quello di prima),pero’ che FATICA PER NOI MAMME!!!

    1. condividendo molto il finale maiuscolo 🙂 permettimi però di sottolineare la differenza tra me e te, come direbbe il buon tiziano. tu se ne fai un altro col piffero che ti sbatti. io ne sto facendo un altro e mi sto sbattendo tanto quanto se non di più. concordo che il rientro è quello che fa la differenza. io son stata coccolata e se possibile premiata. e forse mi sto sbattendo anche per questo. però… il succo rimane il tuo maiuscolo finale. che fatica.

    2. @Nef: condivido tutto quanto. Troppo spesso l’essere mamma sul lavoro è considerato un ostacolo. Pure se di fatto io mi rendo conto che da quando sono mamma produco di più, che una cosa che ti insegna un figlio è l’ottimizzazione del tempo e delle risorse.
      E alla fine fai fatica per 2 dita negli occhi. Uff
      (e comunque condivido anche il fatto che quantomeno lo stipendio c’è tutti i mesi, che io non sarei capace di gestire l’ansia dell’incertezza del precario)

  4. Oh, ci credi che sono due ore che penso a frasi di incoraggiamento senza che mi venga in mente niente di attendibile? Per cui, è inutile perfino provarci.
    Hai ragione, Silvia, comunque vada sarà un gran casino. Signoriddio, cominciano le montagne russe. Vedila così: ci guadagni un bambino (maschio. Mario)

    1. non sono più sicura che sia un maschio. lo ero. ma ora. anzi. e comunque se indovini ti do un premio. ma di sicuro non lo chiamiamo Mario. ne abbiamo già uno che gira per casa 😉

  5. Lo so che come papà avrei poco diritto a parlare in questa circostanza, ma anche consolati che anche io sono precario. Cmq esiste un blog che si chiama genitoripercari.it che vale la pena leggere oltre a quelli che si leggono su Style.it logicamente.
    Dai però non rammaricarti che stai per avere con tuo figlio un contratto a temppo indeterminato niente male.

    1. mah, anche i papà di cose da dire ne avrebbero a pacchi, credo. liberi professionisti, imprenditori, assunti. In ogni caso senza il tempo di poter stare insieme, se non risicando minuti… è un altro bell’argomento… il blog vado a vederlo, non lo conosco, grazie! 🙂

  6. te l’ho sempre detto. Il massimo sarebbe un contratto di lavoro part time a tempo inderterminato. Il top. Come succede alle mamme olandesi, svedesi, tedesche. Perchè a noi no? Piango.

  7. la seconda volta ho fatto un cesareo programmato alle otto del mattino, alle sei di sera del giorno dopo consegnavo la rubrica. chissà che ho scritto.

      1. ah, ed è proprio questo un esempio di quello che intendo. poi ci sono mille pro e mille contro da tutte e due le parti, ok. ma questo è proprio un esempio!!

  8. Cara Silvia, intanto le faccio tanti auguri per la casetta nuova, e poi le riporto il mio punto di vista che sicuramente non è molto popolare. L’essere precario ha anche i suoi vantaggi. Aiuta a rimanere sempre con i piedi per terra e a vivere giorno per giorno senza pensare al domani. D’altronde anche la Bibbia insegna che la manna dal cielo arrivava tutti i giorni ed era buona solo per un giorno. L’uomo è precario per natura. Pensi ad es. a Withney Houston: soldi, fama, ricchezza, non sono affatto sufficienti per essere felici. Se lei è felice, fa bene a non invidiare nessuno perchè ha già tutto ciò che le occorre.
    Tanti auguri e complimenti per il blog.

    1. grazie mille. Le dirò, caro antonio, che sono anche molto gelosa del mio essere freelance. sempre. tranne quando devo fare figli. ma in tutti gli altri momenti… sto gran bene così! 🙂

  9. Cara Silvia, come mi rivedo nelle tue parole… con la differenza che pur con contratto i miei pezzi non valgono che… 6 euro e cinquanta ad articolo. Così per non far mancare niente alla mia piccola, bisogna pure aiutare mio marito a pagare questi conti che comunque non tornano mai (…), speravo, dopo due mesi dal parto, di ritornare all’altro lavoro. Quello non attinente con la laurea, quello che non ti gratifica, quello che “se lo facesse una scimmia sarebbe ben fatto lo stesso”, quello che “ingoio i rospi perché i soldi servono”, quello di… “segretaria/apritrice di porta/segreteria telefonica”. Invece, mi sento rispondere che: “Si, avevamo detto che ti aspettavamo, te lo avevamo promesso perché lavoravi in nero, ma alla fine ti abbiamo sostituita”. E pensare che dopo due mesi dal parto non rientra nessuna neo mamma. Ecco, allora, che non invidio chi ha un contratto e sa di poter tornare a fare quello che faceva, qualunque lavoro sia, ma a volte penso che un po’ di sicurezza (economica), quella sicurezza che per qualcuno è noiosa e per me è poter dire “oggi sono riuscita a comprare quel cappellino che tanto serviva a mia figlia per ripararsi dal sole quando usciamo al pomeriggio per la passeggiata”, la vorrei anche io. Aggiungete poi che in questa mia terra arida di lavoro e di tanto altro, se già era difficile lavorare prima, figurarsi ora che ho una bambina a cui dover badare. Buona fortuna donne freelance, qui, in Calabria, più che altrove, ma non perdete mai la voglia di diventare mamme perché i sorrisi dei nostri cuccioli compensano tutte le mancanze… anche quelle più serie.

  10. Dipende dal lavoro che fai non se sei dipendente o meno! io lavoro all’università e 17 giorni dopo aver partorito sono dovuta andare in facoltà per la firma di un documento che necessitava la mia presenza: è partito tutto il pomeriggio! Peggio ho lavorato in ufficio fino al mese prima di partorire e da casa fino a 10 giorni prima. A meno di un mese dal parto ho ripreso a lavorare mentre lui dormiva, almeno 3 o 4 ore al giorno… non è che ne sia stata tanto contenta, ma anche così non sono stata all’altezza delle aspettative di tutti… e scusate se non sono wonderwoman!

  11. Dopo tante mail giustamente solidali con la categoria, mi permetto di segnalare molti ma veramente molti casi di donne con lavoro dipendente (quindi a libri) che si approfittano in modo veramente disgustoso delle situazione ai danni non solo dei datori di lavoro ma anche dei colleghi e dell’inps che paghiamo comunque tutti noi tramite le tasse. Mi spiego meglio: anzitutto vorrei capire come è possibile che tutte le donne che conosco che lavorano in proprio o sono precarie hanno inspiegabilmente delle ottime gravidanze che permettono loro di lavorare quasi fino all’ultimo e molto spesso di rientrare a tempo di record al lavoro, mentre tutte quelle che sono dipendenti fisse altrettanto inspiegabilmente spesso arrivano al secondo, terzo mese e stanno malissimo al punto da non poter più lavorare, quindi vanno dal loro medico “di fiducia”, che prescrive loro mesi di assoluto riposo; in parole povere tra prima e dopo, aggiungendo ferie e diritti vari, stanno assenti dal posto di lavoro anche 2 anni. Quello che ho scritto l’ho visto con i miei occhi, anzi, in qualche caso qualcuna ha avuto il coraggio dopo quasi 2 anni di assenza di rimanere incinta ancora dopo meno di un anno, rifare quasi due anni in maternità e pretendere di essere rispettate e trovare tutto come prima al loro ritorno.
    Ora, vorrei chiarire che io sono dipendente, ho avuto a mia volta un figlio e sono stata a casa 2 mesi prima e 3 dopo come prevede la regolamentazione se una donna sta bene, ho avuto le mie ore per allattare e le ho utilizzate ma poichè sono dell’idea che per essere rispettate bisogna a nostra volta rispettare gli altri (in questo caso colleghi e datori di lavoro) avendo deciso di continuare a lavorare mi sono presa le mie responsabilità che comportava la mia scelta non facendola ricadere sugli altri.
    Forse certe donne dovrebbero capire che una gravidanza è una scelta personale che va portata avanti senza pretendere di farla ricadere sulle spalle della società sfruttando la situazione rendendo tutto squallido. Aspettare un bambino è meraviglioso ma comporta delle conseguenze che bisogna valutare attentamente per capire se si è disposte a fare dei sacrifici. Se non è così è meglio aspettare ed avere le idee più chiare; il figlio è di chi lo concepisce non del datore di lavoro…
    Ovviamente ci sono anche donne dipendenti che si comportano onestamente, oppure donne che veramente hanno problemi di salute legati alla gravidanza, ed è chiaro che in questo caso la situazione cambia. Io però mi rivolgo a tutte coloro che invece si approfittano del loro stato per dire di vergognarsi, di fare un esame di coscienza e capire che con il loro comportamento spesso rovinano ed offendono l’immagine anche delle donne oneste e volenterose. Chi si dovesse sentire offesa da queste parole probabilmente ha la coda di paglia… un bacio a tutte le altre.