tv

T’ho spenta. E un po’ mi manchi. Ma non troppo.

Oggi ho letto quest’articolo e avrei potuto lasciare un commento di quarantacinque righe, ma ho pensato fosse carino rispondere con un contropost. Perché se Martina la tv non la guardava mai, Silvia (io) la tv la guardava sempre. Sono cresciuta come una vera teledipendente doc. Nata negli anni 80 i miei migliori amici erano Uan, Four e Five. Guardavo i cartoni animati a colazione, a pranzo, a merenda, all’orario dei Puffi che poi è diventato quello di Kiss Me Licia: le otto e mezza. Alla domenica mattina, mentre Martina guardava sul calendario quale week end stesse vivendo, con o senza tivvù, io mi alzavo e, d’accordo con mamma e papà, andavo in salotto, infilavo le cuffie per non fare rumore e guardavo i cartoni. Mio papà spesso si alzava e veniva a lavorare sul grande tavolo di legno del soggiorno. Mia mamma dormiva. Io mi immergevo in quell’universo di colori, sigle, sfide, sacrifici, catene ai polsi e abbracci da dietro sulle scalinate di un teatro.

Oggi da mamma penso che non potrei mai fare così come han fatto i miei. Ma erano altri tempi. E vi assicuro che son venuta su bene lo stesso (ok, più o meno!)

Sono cresciuta con i cartoni animati giapponesi, soffrivo con loro, piangevo con loro, mi trasformavo con loro. Ho avuto un grande problema di identità che mi porto dietro forse ancora un po’ oggi. Ma Yu Morisawa ero io? Quante volte ho provato a trasformarmi in Creamy? Quante volte ho cercato L’arca della stella piumata nel cielo?

Poi sono cresciuta. E ho guardato tutto quello di cui probabilmente parlavano i compagni di classe di Martina a scuola. Tu Brandon o Dylan? Dawson o Pacey? Amici? Grande Fratello? Tv trash di qualsiasi tipo? Celo.

Quando il papà della Patata gigante era solo un fidanzato è venuto a vivere con me e mi ha implorato di spegnere quella cavolo di scatoletta almeno al mattino. Ha cercato di guardare con me qualche programma spazzatura, ma non ce l’ha fatta. Sì alle serate di gruppo a casa di Giovi a vedere Taricone e Cristina o la finale di Sanremo (erano proprio altri tempi, oggi non verrebbe), no alla DeFilippi sullo schermo di casa (ma quanta gliene ho fatta vedere?).

Non so dirvi che cosa è cambiato, lui di certo ha contribuito. A poco a poco ho iniziato a spegnere. Al mattino al posto della tv è arrivato Vanity. A pranzo un telefilm (sempre tv è, ma decido io cosa – come – quando). Basta tg, basta programmi. Un altro telefilm dopocena, per il momento “divanizziamoci insieme”. Ma tv in casa sempre spenta. Soprattutto da quando c’è lei. Dai suoi diciottomesi ho scoperto il magico mondo dei dvd. Tu li accendi, tu cucini senza una cozza attaccata alla gamba. Non male, lo ammetto. Ma il suo sguardo comunque mi piace di più quando gioca con i suoi libri o le sue bambole.

Mi credete se vi dico che ho meno paura di tutto da quando la tv è spenta? Credetemi.

Non ho sky, faccio fatica a orientarmi con il digitale. A volte mi manca e accendo e cerco L’Isola o Amici o simili, ma se non segui sempre non ti diverti, ho scoperto questa triste verità e anche che ora sono io quella che rimane con lo sguardo un po’ inebetito davanti alle pubblicità o le immagini che scorrono.

La Patata potrà guardare la tv e così ricomincerò forse anche io, ma ora è presto, sono convinta. Per ora va bene così, per lo meno a casa nostra.

Alla fine il bello è che da un estremo all’altro, Martina forse scrive perché non guardava la tv, io forse perché ne ho guardata troppa e invento storie perché ancora sogno di vedere Pinopino nel cielo.

 

 

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