Almarina

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Almarina

Mi piaceva tantissimo, questo titolo. Mi ispirava la trama. Cedo spesso alla fascetta gialla della candidatura. Eppure sono andata avanti piano, poche pagine al giorno. Non per gustarmelo di più ma perché poi preferivo fare altro (nello specifico The Umbrella Acdemy). Eppure non posso neanche dire che non mi sia piaciuto del tutto. Basta il prologo a confermare una candidatura meritata. Quel prologo vale il libro. Eppure non mi è entrata la storia… volevo affezionarmi ad Almarina tanto da piangere, invece non ho provato niente. Ho visto solo la scrittura. Bellissima. Forse inarrivabile. Ma la scrittura, a me, non basta. (Soprattutto se ci trovo dentro anche un errore dimenticato). Peccato. Ma comunque felice di averlo letto.

Stelle

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Stelle

Oggi per me era il giorno delle stelle cadenti. A Lignano, dal terrazzo sul tetto. San Lorenzo era in spiaggia, ma Santa Chiara da sola, su quel muretto, sdraiata a naso all’insù. Mi importava poco dei desideri, ma li esprimevo lo stesso. Il più comune mi pare fosse, estate dopo estate, uno scontato fammi innamorare. Che in fondo cosa c’è di più bello dei baci al mare? Ma di base mi piaceva vederle cadere. Nel buio totale una volta ne ho contate 22. Non staccavo gli occhi ed erano bellissime. Avrei voglia di stelle che cadono, per rivederle, non per esprimere desideri. Sono grande abbastanza per provare a realizzarli da sola. Ma vorrei farle vedere a quelli bassi di casa, perché è qualcosa che sa di magia. E perché poi i desideri me li dicono in segreto, anche se non si dovrebbe, ma tu non dirli a nessuno. Quest’anno salto, in questa Milano deserta con i negozi che chiudono e il tempo lunghissimo che permette lentezza e riposo. Oggi voglio finire il mio libro. Missione del giorno. La spesa l’ho già fatta. Il caffè lo sto bevendo. Non ho più le sigarette, che ogni tanto rifumo, quasi per convincermi. E piano piano mi fanno schifo, e piano piano mi disabituo. Anche l’iqos fa schifo, ma dura di meno, fa un po’ male di meno. E toglie le sigarette. E quindi per ora va bene così. Quest’estate rimane strana. Ma a volte le cose strane sono bellissime.

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Ciao Matteo

💔

Questo libro è uscito a novembre 2017 e rappresenta il mio incontro con Matteo. Lo avevo notato, cuore penna e sorriso, grazie a Francesca, collega di lavoro che grazie ai social mostrava anche la sua vita privata. Una coppia bellissima. Di quelle che ti insegnano cosa vuol dire credere nell’amore. Ho chiesto a Matteo se avesse voglia di scrivere qualcosa. E così è iniziato tutto. Matteo era uno scrittore bravissimo. E lo so perché a settembre uscirà il suo primo romanzo, che è di quelli che hanno dentro tanta verità, anche se è tutta fantasia. Che hanno dentro tanto cuore, perché c’è quello di chi lo scrive. Di quelli che non vedi l’ora di finire e pensi siano proprio la prova di un talento. Matteo era malato da tanti anni, ma un sorriso come il suo non l’ho visto mai. Abbracciava fortissimo, si mordeva la vita, anche quando la vita non gli permetteva neanche di parlare, come in questo ultimo periodo. Non so se senza il blocco delle cure causa covid sarebbe cambiato qualcosa, i se non servono. Ma so che mi fa arrabbiare che se ne sia andato ora, senza poter vedere quel suo libro in libreria. Senza potersi prendere complimenti e abbracci. Senza poter festeggiare e pure vantarsene un po’, senza dirlo ad alta voce. Perché ci teneva tanto, tantissimo, così tanto da averlo scritto nonostante la fatica e il male. Era il suo sogno. E lo ha realizzato. Di questo sono felice. Ma fa male, perché era una delle persone più belle su questo mondo. Quel libro sarà il suo per sempre. O forse lo saranno la sua forza e la sua solarità. Perché certi incontri non si dimenticano. Francesca tieni duro, sii forte. Sei bella. Ci vediamo domani.

Un nuovo libro

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Un nuovo libro

A Milano senza bimbi, occupo un metro quadrato di casa ma in quel metro appoggio tutto. Creo la confusione e poi rimetto a posto. Mi do fastidio da sola, dentro sono una persona estremamente ordinata. Ma le mani non collaborano. Fanno altro. Sto scrivendo un libro per ragazzine. È pieno di musica. Tantissima musica. E amore. Chi e cosa ascoltano le vostre? Se avete ragazzine per casa e volete scrivermi le loro canzoni del cuore vi riempirò di cuori. Ad alcune l’ho chiesto e non sempre sono risposte scontate. Sarebbe un grande aiuto❣️

Nel senso di respira

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Nel senso di respira

Montagna, nel senso del nome del paese. A lavorare da un tavolo al centro della sala. Il sottofondo di Beautiful, telefonate senza campo, il campus. Telefilm fino a tardi, le cene, i cugini, la casa di mio padre. Mia madre e il mio cane. E un libro da leggere, anzi due. I miei li scrivo ad agosto. Quante cose ad agosto come se fosse infinito, ma non lo è. È un’estate strana, dove le giornate si accavallano e le settimane finiscono così veloci che è quasi troppo e i giorni non si contano più, si tratta solo di farli passare rispettando tutte le scadenze. Mi manca la musica, ne ascolto poca. Ma in macchina vogliono i tormentoni.

Silenzio. Caldo. Cercare di farsi bastare le ore. Prendersi ore. Sei giorni di quasi vacanza in arrivo. Mare, nel senso di respira.

Cambiare l’acqua ai fiori

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Cambiare l’acqua ai fiori

Il titolo non mi attraeva per niente. E neanche la copertina. Ma ne stavano parlando in troppi e ho voluto provare. E quando ne parlano in troppi un motivo c’è sempre. Bisogna arrivare quasi a metà per volerlo divorare (cioè la seconda metà l’ho letta in un giorno. Ieri). Da delicato diventa violento. Da nostalgico a vitale. Non ti aspetti nulla di quello che troverai nelle pagine dopo. E non è così facile stupire il lettore. Me almeno. Personaggi che si incastrano e un amore folle per Violette, una protagonista bellissima. Non è un romanzo rosa (nonostante la copertina), ma è un romanzo d’amore. Di infelicità. Di felicità. Tutto giusto. Avrei voluto leggerlo sotto l’ombrellone. È proprio perfetto per l’ombrellone.

Ora si può dire?

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Ora si può dire?

Probabilmente in isolamento totale ho tirato fuori tutte le risorse nascoste che avevo. Ora il mondo riparte e io vorrei andare in letargo. Fermarmi. Mettere pausa, svegliatemi quando si può andare al mare. O a un concerto. Oggi pioveva. Ho avuto bisogno di uscire. Per andare dove chissà. A comprare le sigarette, ma almeno andiamo al tabaccaio più lontano. Camminando veloce così mi stanco. Arrivando a quella che credo sia la mia comfort zone, la libreria, unico negozio in cui ho avuto ‘il coraggio’ di entrare. Con disinfettante all’ingresso che ti fa sentire al sicuro. Libri per tutti, a distrarci un po’. Ma dio che fatica ora si può dire?

E poi?

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E poi?

Mi sono adattata all’isolamento. Non ho trasmesso paura anche quando l’ho avuta. Sono stata ferma poi sono ripartita, ho messo a posto fuori e anche un po’ dentro, non ho finito, continuo. Ho tenuto il sorriso, ho urlato, ho piantato fiori e eliminato rami secchi. Ho cercato il sole fuori dalla porta e storie dentro la testa. Ho provato a smettere di fumare e ho ricominciato. Ho lavorato con fatica, ringraziando di avere un lavoro. Ho fatto giocare, ho giocato, ho cucinato, vivo davanti alla lavastoviglie, ho bevuto vino, ho pensato che qualcosa di buono c’è. Ho consolato pianti stufi di video lezioni, ho abbracciato chi rivuole così tanto la scuola. Ho scritto moltissimo, ascoltato poca musica, avrei voglia di disegnare, o tenere un diario, di quelli con tutti i ritagli e le scritte fatte bene. Oppure imparare a suonare il piano. E anche fare ginnastica. Ho lasciato i pensieri e poi li ho ripresi. Ogni tanto mi manca qualcuno. Non sempre.

Sto bene.

Ma è così faticoso non vedere piani sicuri davanti a noi.

Nella bolla

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Nella bolla

Il tempo che rallenta

Le giornate più vuote

E forse più piene

La percezione dello spazio

Delle cose che contano

Di quelle che interessano

Di social da spegnere e libri da aprire

Di chi vuoi vedere o sentire davvero

Di chi è meglio tenere a distanza

Le persone importanti

Contano i gesti

Abbasso le paranoie

Frasi da dire, commenti da non fare

Meglio zitta

Giornate strane

Di troppi luoghi comuni

Di troppo qualunquismo

Di troppa indifferenza

Di tante chiacchiere inutili

Inizia il nervosismo

Che si trasforma in energia recuperata

Meno male che sono freelance e a me lavorare da casa piace e l’abitudine è organizzarsi

Dentro chi conta, fuori chi prende

Non avere paura

Abbracci

Baci

Ma lavati le mani

E andiamo avanti, che pagheremo tutto, ma quel che conta è rispettare comunque le regole

Per stare bene

Ma grazie, mare. Che lo stare bene con te c’è sempre.